
di C.B.
Marsiglia 12 Febbraio 2026
Giorni fa era un giorno che unisce con filo rosso (lo portiamo da decenni al polso sinistro Anthony ed io) la mia vita e quella di Anthony il 10 coincide con il compleanno di mio figlio, Emmanuel e quello del padre di Anthony. Oggi se fosse con me avrebbe avuto ventotto anni. Ho smesso di piangerlo presto, quando conobbi il dolore dei genitori di Anthony: sua madre Mme Ida mi disse, con gli occhi neri e profondi, e un po’ di incertezza della voce, che avrei imparato con gli anni a farlo parlare fra le mani, rammentando le carezze e il sorriso inespresso, e M. R-Antonio, mi fece quel giorno solo un caffè e un sorriso, e poi mi disse “Tieni alta la testa, e corri come il vento” e sua moglie aggiunse: “Si, là nel vento ti parlerà per sempre… Bevi il tuo caffè finché è caldo e mangia il biscotto per la sua anima…”. Mme Ida ripeteva sovente di mangiare dei bocconi per l’anima di qualcuno, Mme faceva dei biscotti molto strani, erano più resti di torte mal estratte dalle teglie, ma erano talmente buoni che c’era un sorriso e una gioia senza fine in quegli occhi neri, bellissimi, dalle sopracciglia a forma di ali di gabbiano antico che volava fra i mari di Israele, Grecia e Italia: questa era Mme-Donna Ida Celeste, Bennardis-Messina Di Giorgio, che per un po’ mi fece da madre quando sola con il mio dolore, con i miei giovani anni avendo perduto i miei genitori da bambina vissi con loro e Anthony… Era tanto tanto tempo fa…
Ho comprato mesi fa un best seller, è un romanzo, di Toshikazu Kawaguchi, il cui titolo è “Finché il caffè è caldo”, Panorama lo ha recensito con uno slogan accattivante: Un balsamo per le nostre ferite. Mentre scrivo ho ancora alle orecchie la telefonata fatta con Anthony, che mi diceva di aver passato qualche ora dai suoi, al cimitero dei Lupi a Livorno, lui vaga ramingo fra gli antichi colonnati, al Tempio cinerario, fra i Pargoli (è una sezione del cimitero dove sono sepolti i suoi ex amichetti di quando era in ospedale da piccolo) e ripensa a tutti loro come fosse ieri. Io lo invidio. Ho voluto silenziare il mio dolore, il mio grido al vento, per non disperarmi: Anthony è sereno, serenissimo fra il suo Spoon River ai Lupi, io se entro in un cimitero mi vergogno, perché non ho avuto il coraggio di amare, di credere, di sopperire di oltrepassare me stessa, e mi sono fermata fra chili e quintali di pagine satinate lette e trasudate pur di non cedere alle cose più sublimi della vita vera, non di quella di certe finzioni.
Sono al mio solito caffè con il nuovo Crostini che Anthony ed io abbiamo comprato quasi in contemporanea: ci facilità molto il lavoro, il mio come il suo ha la tastiera nera, come vorrei fosse bianca, noi imparammo a battere sulla tastiera da bimbetti con macchine per scrivere giocattolo, Alessandra era morta da un po’ ed io ero ospite allora di Mme Odette (la pronuncia era Odette all’italiana, non alla francese), a Livorno di fronte a dove viveva Anthony, secondo ciò che per me decise un giudice dopo la morte di mia madre e mio padre, avevo allora undici anni.
Qui Mlle Georgette, ancora dorme, laggiù c’è Monsieur Marceau che con i suoi favolosi pettorali mi sorride simpatico, e Gabriel sta almanaccando alla grande macchina dell’espresso che ieri ha avuto problemi. Gabriel mi ha fatto il mio americano con la tazza NewYork e la polvere istantanea che ho comprato in un supermercato a Ventimiglia, perché adoro varcare la frontiera e fare dispetto sia ai gendarmi che a certi panciuti signori italiani. Mlle Georgette mi porterà il croissant solo verso le sei ho ancora tempo, l’orologio non scorre molto, la città si sta svegliando: il mio croissant sarà conservato per stasera, Max le taxi arriverà fra venti minuti, ho il tempo di eliminare i refusi dal mio testo, di impaginare il mio breve tema e regalarlo a chi mi leggerà, a chi poi leggerà Anthony.
Con Max le taxi, andrò a Ventimiglia, oggi sarò in Italia per gran parte del giorno, non potrò fare altro che ascoltare, bere del tè freddo, cibarmi con un croissant italiano, ascoltare i suoni degli italiani che mi mancano da morire e ripensare a Mme Ida e suo marito. Oggi non silenzierò il mio dolore. Il caffè è ancora caldo ho messo un abito comodo, il profumo all’Assenzio che Anthony mi ha fatto avere da una erboristeria di Livorno, e ho messo qualche goccia di English Lavander in memoria di Mme Ida e di Alessandra, sua figlia: i nostri figli e Mme Ida spero mi proteggeranno nel mio vagabondare.
Stanotte tornerò a casa, e piangerò, con il documentario della vita di Marylin.


